Se il talento è un grande chef
Talento ai fornelli e non solo: se l’estro è la prima regola, il moderno cuoco si riconosce anche dalle doti manageriali. Esperto nella preparazione dei cibi e nel coordinare lo staff: un po’ creativo, un po’ tutor. Profilo a tutto tondo, insomma, per chi mira ai livelli più alti, magari in società di prestigio come Orient Express: sì, perché la compagnia ferroviaria deluxe, che gestisce anche una catena di hotel in tutto il mondo, cerca un primo chef full time, da inserire in una delle sue strutture in Italia.
Tra i requisiti, oltre al diploma e all’esperienza triennale come leader in contesti analoghi, si richiedono capacità di lavorare in squadra, di problem solving e di ottimo eloquio (http://www.oeh.com/jobs). Abilità organizzative, di team building e pianificazione sono indispensabili per candidarsi al ruolo di executive chef nel gruppo NH Hotels (https://job.nh-hotels.com).
Manualità e inventiva in primo piano per l’altra posizione aperta, quella di cuoco capo partita, che dovrà anche mostrare buona padronanza della lingua inglese. Ragosta Hotels seleziona chef de partie con background nel segmento cinque stelle o in ristoranti gourmet per la sede di Taormina: l’accento è sulle doti comunicative, unite al dinamismo e alla flessibilità.
Conferma l’evoluzione del mestiere Filippo La Mantia - lo chef siciliano al top in Italia, malgrado ami definirsi «oste» - che a Roma dirige un locale in via Veneto, all’interno dell’Hotel Majestic. «Ricevo moltissime telefonate - racconta - di padri un po’ titubanti sulle aspirazioni dei figli. Si rivolgono a me per avere consigli!». Approdato in cucina dopo i quaranta, insiste sull’importanza «di saper comunicare il cibo, per non rimanere anonimi e appiattirsi sulla brigata». Il segreto del successo? «La presenza in sala e il contatto con i clienti, sempre più curiosi di conoscere ricette e preparazione dei cibi». Un po’ «oracolo» un po’ «cantastorie», purché la squadra sia affidabile al cento per cento: «Si deve poter delegare - concede La Mantia - per occuparsi degli aspetti organizzativi e delle pubbliche relazioni». Metodo efficace, il suo, se lo invitano come relatore in atenei, business school e multinazionali. «Il mio ruolo è quello del supervisore - sottolinea - perché la pietanza non solo dev’essere preparata a regola d’arte, ma anche servita in un certo modo, in stoviglie immacolate, per tornare indietro con la stessa efficienza».
Maria Egizia Fiaschetti - Corriere della Sera